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|Un anno nel nome dell'Assunta |
La Comunità parrocchiale di Villa Viani ha indetto il Giubileo della Vergine Assunta ovvero della statua che si venera nel paese, a 150 anni dal suo acquisto. Dal 15 agosto 2010 al 15 agosto 2011 ogni mese c'è stato un particolare evento mariano celebrato con solennità e culminato con l'incoronazione della statua da parte del Cardinale Saraiva Martins durante il mese mariano di Maggio 2011. La devozione mariana è stata sempre viva in Villa Viani. La prima chiesa dell'abitato, noto come “case dei Viani” già nel XV secolo all'atto della separazione di Villa Guardia-Villa Gatti da San Michele di Bestagno era sotto il titolo di Santa Maria degli Angeli. Secondo tradizione si festeggiava il 2 luglio. La separazione della parrocchia di Villa Viani da quella di Villa Guardia-Villa Gatti data al 1619. La ricostruzione dell'edificio sacro parrocchiale in forme idonee al contenere la popolazione ormai numerosa è collocabile al 1668-1670. La festa mariana è ormai spostata all'Assunta e si ha notizia di processioni in occasione della festa di Nostra Signora del Rosario, probabilmente portando in processione la piccola statua di fattura arcaica ed assai rovinata che fa ancora parte del patrimonio della chiesa parrocchiale di Villa Viani (Archivio parrocchiale di Villa Viani presso Archivio della Curia Vescovile di Albenga, Libro della Confraternita del Rosario, anno 1617). Solo a metà XIX secolo la Comunità decide di provvedere per due casse processionali in qualche modo simili a quelle che già in tanti altri centri del circondario erano in uso. Le notizie di base per la vicenda delle statue processionali dell'Assunta in gloria e di San Rocco è fornita dal Libro della Chiesa parrocchiale di Villa Viani, un grande registro contabile che comprende i conti della parrocchiale, di San Giuseppe oratorio e delle cappelle di San Bartolomeo e San Bernardo oltre che della Compagnia del Suffragio a partire dall'inizio del Settecento e fino all'Ottocento inoltrato. A carta 180 recto si comincia a parlare del Drago. Infatti, “nell'anno 1855 22 aprile si è comprata la statua di San Rocco in Genova per la somma così stabilita col scultore sig.r Drago di Lire 600”. Successivamente un falegname locale, tale Marcello, avrebbe costruito la cassa per il trasporto in processione, per 80 Lire, mentre i fiori (finti) per l'ornamento e il trasporto della statua sarebbero costati in tutto Lire 72 e soldi 10. Il rapporto con il Drago deve essere poi proseguito a trattiva privatissima e non registrata, tanto che il volume manoscritto riporta solo il saldo della successiva statua dell'Assunta, per i conti di pagina 191 recto, in cui si fa riferimento all'annualità di spese per il 1861-1862. Lo sbarco della statua dell'Assunta sarebbe costato Lire 30 e 18 e la medesima cifra era andata al signor Drago, lo scultore, per il saldo dell'opera, il cui costo complessivo doveva essere certo superiore a quello della più semplice statua di San Rocco, tra l'altro restaurata già nel 1864. Stilisticamente la statua dell'Assunta si presenta con un particolare slancio. La figura della Vergine si protende in avanti rispetto alla base costituita da una nuvola con carola d'angeli. Nonostante questa posizione, il sistema di sviluppo della cassa processionale è compatto e di buona sostenibilità. L'esecuzione è di grande qualità e l'effetto finale del tutto commovente. San Rocco presente una particolare bonaria severità, con tutti gli attributi propri, dal cane con la pagnotta al vestiario da pellegrino alla piaga infetta mostrata sulla coscia... Si tratta di elementi capaci di attrarre l'immaginario popolare e dunque di essere ben osservati ed apprezzati dal pubblico. L'effigie possiede una singolare elevazione ed il suo trasporto a braccia presente diversi problemi rispetto al peso dell'Assunta. L'autore, Giovanni Battista Drago. Giovanni Battista Drago, genovese, allievo di Ignazio Peschiera secondo la testimonianza di Agostino Alizeri, viene poi ricordato come importante esecutore di scultura assieme a Stefano Valle e Paolo Olivari. Si mette in rilievo che tanto il Drago quanto l'Olivari hanno lavorato soprattutto per committenti fuori di Genova o addirittura per terre lontane, con poche opere nel capoluogo ligure. Il Drago godeva poi di chiara fama in patria, tanto da comparire come Accademico della Ligustica nel 1850. L'Alizeri tenta anche un primo nutrito catalogo di opere del Drago, quasi tutte casse processionali o statue lignee di notevole portata. Si citano le Nostra Donna del Rosario per Racconigi, Trino, Poirino ed una chiesa cristiana di Costantinopoli; la Natività di Maria quale gruppo per Cartari di Cesio e Rezzo, una Assunta, un San Giorgio a cavallo, un San Pietro, un San Michele e altri santi per diversi luoghi nelle vicinanze di Pieve di Teco, un San Rocco e un Sant'Antonio Abate per luoghi della valle di Oneglia (e in questo caso, come nel precedente, ci sono i riferimenti per le statue di Villa Viani), la Predicazione di San Giovanni Battista e altre due statue per Nizza, ora capoluogo del Dipartimento delle Alpi Marittime in Francia, la Gloria di San Pietro e l'Assunzione di Maria per Toirano, un gruppo con il Battista in preghiera per Conscente; Nostra Donna del Carmine che porge lo scapolare a San Simone Stock per Lavagna; ancora una Assunzione di Maria per la chiesa della Madonna del Campo di Rapallo e una per la chiesa di Vergagni; il Beato Paolo della Croce per Ovada, come statua d'altare; un Cristo morto ed un Crocifisso per la chiesa di Villanova d'Albenga. Le testimonianze dell'Alizeri sono da confrontare con un catalogo non ancora completamente realizzato, che comprende anche numerose altre opere, come per esempio la Santa Margherita in gloria per Pontedassio (1846), Maddalena in gloria per l'oratorio di Molini di Prelà (1860) o la Madonna della Neve per Villa Guardia. Le capacità tecniche sono indubbie: ogni opera della sua bottega rappresenta la logica continuità con la grande scultura lignea di tradizione sei-settecentesca genovese, dall'assemblaggio dei masselli di legno alla loro lavorazione fino a stuccature, cromie e dorature. La sua cifra stilistica prende le mosse da questa tradizione, reintepretata dapprima con riferimenti ad una costruzione classicista e dopo il 1850 circa con accenti di tipo purista, non privi di eleganza formale, molto semplici, immediatamente comprensibili al pubblico, rapito dalla dolcezza di espressioni e dalla leggerezza donata alla materia. Note bibliografiche. F.ALIZERI, Notizie dei Professori del Disegno in Ligria dalla fondazione dell'Accademia, Genova, 1866, pp.166, 412-416. F.SBORGI, Il modello genovese e le sue varianti nel territorio regionale in La Scultura a Genova e in Liguria. Dal Seicento al Primo Novecento, Genova, 1988, p.384. L.UGHETTO, A.ZENCOVICH (a cura di), Leonardo Massabò e l'Ottocento nella Riviera Occidentale, Genova, 1990, p.29.
|Un simbolo per una Comunità |
La statua dell'Assunta esce in processione. Un momento solenne...
  

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