Natale a Villa Viani è sempre stata una festa molto sentita. Sarà quel senso di Comunità coesa o quel vivere in mezzo ad un bosco di olivi sostenuto da secolari muri a secco. Il lavoro dell’uomo arricchisce il territorio. E anche il piccolo paese della valle dell’Agazza, rio tributario dell’Impero, partecipa di quella dimensione intima di vivere il Natale così come dell’apertura delle proprie porte a chi viene in pace per la celebrazione di un sentimento identitario, tradizionale e sacro. Si parte dal Presepe. È vero, ci sarà anche Babbo Natale, ma è Gesù bambino al centro dei pensieri. Sabato 23, di primo pomeriggio, i bambini (anche quelli “cresciuti”) portano le loro statue di Gesù bambino del presepe per la benedizione del parroco. Appuntamento in San Bartolomeo. La piccola chiesa di Borgo Barnati è ormai un punto di partenza, dopo essere stato un punto di arrivo di un magistrale restauro. Ed è da qui che parte il presepe vivente: un momento complesso, anche se vissuto in tempi relativamente brevi. Una sintesi, un riassunto di quello che in fondo la Comunità di Villa Viani è: famiglia, lavoro, apertura e carità.  24 dicembre, ore 20.15. Ci si assiepa attorno al parroco don Matteo, al diacono Alex, alla stella di Natale (in fondo i Vangeli parlano di luce, di stella, non di comete…) che poi è il piccolo Jacopo. E a tutti i bambini, vestiti come una volta, come tutti qui. Accoglie la musica tradizionale con strumenti che sono stati, nel passato, liguri ed alpini: organetto diatonico, zampogna, piffero, grazie a Fabio Riccobene e Maria Grazia Ghersi. Ogni tappa del percorso è scandita da una breve presentazione dei luoghi, di tipo storico/culturale e da una meditazione di Paolo VI. Ci si inoltra nel cuore del Borgo dei Barnati, i Barnài. Parte di Villa Viani e come Villa Viani centro “virilocale”: il nome del posto deriva dalla famiglia che lo ha fondato, abitato per prima. Ci si accorge immediatamente che l’abitato, pur sempre ridente, ha cambiato aspetto nella fantasmagoria di luci, di addobbi, di fiaccole, di piccoli presepi ed effetti luminosi che famiglie ed organizzazione hanno disposto lungo il percorso. Comunità parrocchiale qui vuol dire anche Pro Loco Villa Viani. E quindi si cammina tutti insieme. Di caruggi in aiassi, eccoci al primo quadro storico: la bottega del falegname. Il padre, i bambini che lavorano alacremente. Sono i bambini i veri protagonisti dei tablaux vivants. E lavorano, come lavorano. Lavorano come aveva lavorato Gesù con il padre Giuseppe falegname. E l’oratorio di Villa Viani è dedicato a San Giuseppe. C’è sempre un perché. Villa Viani è stato ed è ancora in parte un abitato autonomo: gli artigiani c’erano e ci sono. Basti pensare che le guide dell’anno 1900 riportano di “Calzia Pionono” falegname. Di qui, ecco la discesa verso la Villa. Ci si ritrova ancora presso la già casa comunale. Un tempo edificio pubblico e fino a non molte decadi or sono anche scuola, ora ritrovo per i cinghialisti, ambulatorio, servizio igienico per i disabili in occasione delle grandi feste corali. Lì c’era uno dei due forni dell’abitato. Appaltato di anno in anno, garantiva a tutti la cottura del pane, delle torte salate e dolci: un guadagno per le casse comunali, ma una certezza di qualità e tradizione, che si perpetua oggi nelle cucine del paese. E ancora i bambini a fare il pane, a lavorare di matterello e di farina. La memoria è sempre più la Messa: Gesù nasce per la redenzione dell’Uomo e tra poco, nella rievocazione della Messa, sarà pane vivo. E di qui, ancora, nella piazzetta che è stata del mercato già nel XVII secolo, come ricorda il metro lineare collocato sul muro di un edificio. Ci sono le prime case dei Viani e c’è la rievocazione di quello che è in fondo l’argomento principale di ogni conversazione e pensiero attivo: la raccolta delle olive. Anzi, forse la colonizzazione del territorio della valle nasce con la crescita massiva dell’olivicoltura dal Quattrocento in avanti. Seicento anni di storia, gesti ancora comuni, con i ragazzi impegnati: abbacchiare, separare le olive dalle foglie con la “chitarra”: non si usa più, ma certi gesti si fanno ancora. E i bambini, che ci osservano, lo sanno bene. Si giunge finalmente in piazza della chiesa: questo era, un tempo, il punto di arrivo a Villa Viani. Accolti oggi come allora da chiesa parrocchiale ed oratorio. Ed essendo Comunità mariana, ecco la meditazione in tema e l’apparizione della Sacra Famiglia che guida tutti in Chiesa per la celebrazione solenne: presepe vivente davvero, con l’ultimo infante originario del paese come Gesà bambino, sereno e tranquillo. Luci accese al Gloria, Gesù è nato per noi. Si esce, alfine, accolti nella calda struttura messa innalzata dalla Pro Loco: panettone, pandoro, mandarini, noci, arachidi, cioccolata e vin brulé. Però, appena i bambini sanno che da un fondaco della canonica esce pure Babbo Natale è …festa totale. Natale da ricordare. La cosa più bella: osservare i visitatori, i bambini, di paesi vicini e lontani. E nella loro gioia e spensieratezza che risiede un poco di reale orgoglio d’amore per la propria terra, le proprie tradizioni, il proprio vivere il Cristianesimo.

 

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